Saperi Proibiti 3
Téchne e stati modificati di coscienza
Ippolita
Tecnologie del dominio, un excursus tra allucinazioni e gamificazione
Per descrivere il web delle tecnologie commerciali, la loro invadenza
in termini di privacy e controllo e la loro potenza disciplinante, si
fa spesso ricorso a metafore provenienti da George Orwell che con 1984
ha dato vita a una potente distopia, basata proprio sul controllo totale
del Grande Fratello.
Altre volte, facendo notare che l’asservimento alle nuove tecnologie è
del tutto volontario e basato sul piacere, si preferisce citare, non
senza ragione, Il mondo nuovo di Aldous Huxley.
I motivi che spingono a nominare entrambi gli autori sono molto validi,
ma c’è un altro scrittore di fantascienza, cratore di “universi che
cadono a pezzi dopo due giorni”, al quale, forse, vale la pena
rivolgersi per comprendere appieno il nostro mondo: Philip K. Dick.
Ma non tanto – o non solo – per il possibile sviluppo della c.d.
intelligenza artificiale e quindi dei robot (che lui chiamava androidi),
quanto per il concetto trasversale di simulacro che attraversa tutto il
piano della realtà, fino a rendere impossibile distinguerla
dall’allucinazione.
Ippolita è un gruppo di ricerca indipendente e interdisciplinare attivo dal
2005. Conduce una riflessione ad ampio raggio sulle ‘tecnologie del
dominio’ e i loro effetti sociali. Pratica scritture conviviali in testi
a circolazione trasversale, dal sottobosco delle comunità hacker alle
aule universitarie.
Tra i saggi pubblicati: Tecnologie del dominio. Lessico minimo di autodifesa digitale.
(Meltemi, 2017); Anime Elettriche
(Jaca Book 2016); La Rete è libera e democratica. FALSO!
(Laterza 2014, tradotto in spagnolo e francese), Nell’acquario di Facebook
(Ledizioni 2013, tradotto in francese, spagnolo e inglese), Luci e ombre di Google
(Feltrinelli 2007, tradotto in francese, spagnolo e inglese). Open non è free. Comunità digitali tra etica hacker e mercato globale
(Elèuthera 2005).
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